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Dal Sony all’AI: perché amiamo credere ai miracoli tecnologici

Quando Sony “vedeva attraverso i vestiti”

(e mezzo mondo ci ha creduto sul serio)

Fine anni ’80, primi ’90.
Internet non c’era. Google nemmeno. Le informazioni viaggiavano lente, affidate alle riviste, alle voci di corridoio e a una buona dose di immaginazione.

È in questo contesto che nasce una delle leggende tecnologiche più famose di sempre:
“Le videocamere Sony con NightShot vedono attraverso i vestiti.”

La voce esplode all’improvviso. Panico morale, fantasie adolescenziali, genitori preoccupati. E una quantità sorprendente di ragazzini che, improvvisamente, desideravano solo una videocamera per Natale.

La verità (molto meno sexy)

La realtà, come spesso accade, era infinitamente più noiosa.

Il famigerato NightShot non aveva nulla a che fare con i raggi X. Si trattava semplicemente di infrarossi. Funzionava solo in condizioni molto particolari: con certi tessuti sottilissimi, con la luce giusta e producendo immagini vaghe, indistinte, fatte di sagome confuse. Nulla che potesse davvero “svelare” qualcosa, se non a chi aveva già deciso di crederci.

Ma a quel punto il mito aveva preso vita propria. E quando una storia è abbastanza succosa, fermarla diventa quasi impossibile.

Il ruolo delle riviste

La stampa dell’epoca non si fece certo pregare.
Titoli ambigui, mezze frasi studiate, allusioni strategiche. “Scoperta inquietante”, “tecnologia che supera i limiti”, “problemi di privacy?”. Domande lasciate sospese, mai risposte fino in fondo.

Spiegare chiaramente che non funzionava così avrebbe probabilmente ridotto le vendite. E nessuno aveva molta voglia di farlo.

Gli immancabili occhiali magici

Come ogni leggenda ben riuscita, arrivò anche la fase commerciale.

Qualcuno pensò bene di sfruttare l’ondata e iniziò a vendere occhiali “speciali”, “a infrarossi”, “con filtri segreti”. Promettevano più o meno lo stesso potere delle famose videocamere Sony.

Il risultato? Semplici pezzi di plastica colorata.
Gli unici a vedere davvero qualcosa furono i venditori, che videro crescere i loro incassi, e i compratori… che videro svuotarsi il portafoglio.

Il conto per Sony

Nel frattempo Sony si ritrovò a gestire una tempesta globale. Stop alle spedizioni, modifiche software, comunicazione di crisi e una figuraccia internazionale.

Secondo alcune stime, l’azienda bruciò decine di milioni di dollari. Non perché la tecnologia fosse pericolosa, ma perché la percezione pubblica lo era diventata.

Una storia che parla di noi

Questa vicenda non parla davvero di videocamere.
Parla di noi.

Di quanto ci piaccia credere a tecnologie che promettono scorciatoie miracolose. Di quanto facilmente confondiamo marketing, fantasia e realtà. E di quanto basti una narrazione sbagliata per creare un mito… o un disastro.

Oggi lo vediamo con l’intelligenza artificiale. “Questa AI pensa”, “questa AI capisce”, “questa AI farà tutto al posto tuo”. Ieri erano videocamere che “vedevano attraverso i vestiti”. Oggi sono prompt magici.

Cambia la tecnologia. La credulità, invece, resta sorprendentemente aggiornata.

Una regola che non invecchia mai

Con o senza AI, una regola rimane sempre valida: quando il marketing promette troppo, è il tuo spirito critico che dovrebbe accendersi.

E se qualcuno ti propone occhiali magici, super intelligenze artificiali o filtri segreti… forse l’unica cosa che dovresti guardare meglio è il tuo portafoglio 😉

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